SPS Italia 2026: Made in Italy e automazione industriale, il valore normativo della certificazione

Eventi26 maggio 2026· di Avv. Simone Facchinetti
SPS Italia 2026: Made in Italy e automazione industriale, il valore normativo della certificazione

SPS Italia, Smart Production Solutions, è alla quattordicesima edizione: tre giornate nelle Fiere di Parma, sei padiglioni, oltre ventimila operatori attesi, cinque pilastri tematici (cyber security, software-defined manufacturing, AI agents, robotics e physical AI, criteri ESG). A mio avviso non è solo una vetrina tecnologica: è il luogo dove la dimensione normativa dell'automazione incontra il mercato. Ogni macchina esposta deve rispettare il Regolamento UE 2023/1230, operativo dal 14 gennaio 2027; ogni software di controllo deve conformarsi alla direttiva NIS2; ogni robot è potenziale destinatario dell'AI Act. In questo scenario un'etichetta Made in Italy giuridicamente inattaccabile è un differenziatore di primo ordine.

Un settore in ripresa strutturale

I dati ANIE Automazione presentati per il lancio della fiera disegnano un 2025 con fatturato a +4% sul 2024, produzione nazionale a 6,42 miliardi di euro, il 79% delle imprese con ordini in crescita nel quarto trimestre e l'86% che prevede un'ulteriore crescita nel 2026. L'automazione vale l'11% del valore del macchinario prodotto in Italia; la Lombardia pesa per il 30% del fatturato interno. È in questa fase di "normalizzazione consapevole" che la certificazione Made in Italy assume un ruolo strutturale, non più accessorio.

La Legge 206/2023: una svolta per il Made in Italy

La Legge 27 dicembre 2023, n. 206 è, a mio avviso, la svolta più significativa degli ultimi vent'anni nella tutela dell'origine produttiva. Per il settore dell'automazione contano in particolare il contrassegno ufficiale MIMIT di attestazione dell'origine italiana (art. 41), il Fondo Sovrano Made in Italy da 200 milioni per le PMI che investono in certificazione e internazionalizzazione (art. 37), le IGP artigianali per i distretti industriali (art. 44) e il raccordo con le sanzioni penali: art. 517 c.p. (fino a 2 anni e multa fino a 20.000 euro), art. 517-quater c.p., art. 474 c.p.

Perché porta valore specifico al settore? La certificazione diventa un requisito selettivo negli appalti pubblici e nelle gare europee; il Fondo Sovrano abbassa il costo di digitalizzare le filiere; la tutela penale rafforzata scoraggia la contraffazione di componenti.

Contraffazione e Italian sounding: un caso concreto

Le perdite UE da contraffazione sono stimate in oltre 100 miliardi di euro l'anno; l'Italian sounding vale circa 55 miliardi. Nell'automazione il fenomeno è specifico e sottovalutato: clonazione di componenti e sensori con marchio "Made in Italy" apposto su prodotti assemblati altrove, catene di fornitura opache, rischi per la sicurezza degli impianti con responsabilità civile e penale del produttore "apparente".

Un caso seguito nel 2022: una PMI lombarda produttrice di sensori per robotica, con marchio registrato e brevetto europeo, subisce la commercializzazione di cloni etichettati Made in Italy a un prezzo inferiore del 40%. Un cliente dell'automotive, vittima di malfunzionamenti in linea, traccia la filiera e segnala il caso. Azione: inibitoria d'urgenza ex art. 700 c.p.c. e risarcimento per concorrenza sleale (art. 2598 c.c.), segni mendaci (art. 517 c.p.) e violazione dei segreti aziendali (artt. 98-99 C.P.I.). Esito: inibitoria in 45 giorni, sequestro doganale dei lotti in transito e, nei dodici mesi successivi alla sentenza, +18% di ordini per il marchio certificato.

Geopolitica: una finestra di opportunità

I conflitti in corso sospendono o ridimensionano le fiere in Russia, Ucraina e Medio Oriente e spostano operatori, buyer e investitori verso l'Europa occidentale, Italia in primo luogo, percepita come "safe haven" fisico e reputazionale. Le imprese globali diversificano le supply chain cercando fornitori affidabili: il Made in Italy certificato, con tracciabilità blockchain e passaporto digitale, risponde esattamente a questa esigenza. In uno scenario instabile il brand Italia diventa un asset di stabilità.

Il dialogo tra generazioni

Il fondatore conosce il prodotto, il territorio, la storia del marchio; il nuovo manager conosce i mercati globali, l'e-commerce, l'AI. La certificazione Made in Italy è il ponte: impone processi documentati, che piacciono ai manager, fondati su competenze storiche, che valorizzano il fondatore. La blockchain non è nemica della tradizione: è il suo notaio digitale.

La roadmap 2026

Per un'impresa dell'automazione che voglia valorizzare il proprio Made in Italy a partire da SPS Italia: audit legale, deposito del contrassegno MIMIT, implementazione della tracciabilità, certificazione 100% Made in Italy, avvio del passaporto digitale entro l'autunno 2026 per essere pronti all'obbligo del 2027, azioni anticontraffazione, monitoraggio continuo. Investire in certificazione non è un costo: è la risposta più efficace alla minaccia sistemica della contraffazione e dell'Italian sounding.

Simone Facchinetti
Avv. Simone FacchinettiAvvocato cassazionista, fondatore di Facchinetti Studio Legale. Persone, famiglie e imprese dal 2001, tra Italia, Londra e Dubai.
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