Tutela giuridica e valorizzazione del Made in Italy: identità, normativa e casi pratici

Approfondimenti10 giugno 2025· di Avv. Simone Facchinetti
Tutela giuridica e valorizzazione del Made in Italy: identità, normativa e casi pratici

La minaccia sistemica al Made in Italy

La tutela del Made in Italy è oggi un presidio strategico per la competitività delle imprese italiane. Il nostro sistema produttivo è minacciato da contraffazione, concorrenza sleale e perdita di tracciabilità, che mettono a rischio non solo i marchi ma la fiducia dei consumatori e l'integrità delle filiere. Le minacce colpiscono in particolare alta moda, food, design e automazione industriale, alimentando un mercato parallelo e opaco.

Casi giurisprudenziali emblematici

  • Tribunale di Gorizia n. 83/2014: un marchio di abbigliamento sportivo sanzionato per aver apposto il "Made in Italy" su capi in cui solo la cucitura finale avveniva in Italia.
  • Cassazione penale n. 4537/2011: confermato il reato ex art. 517 c.p. per un'azienda calzaturiera che marcava come italiani prodotti realizzati all'estero, eccezion fatta per la suolatura.
  • TAR Lazio n. 5122/2018 (caso Moncler): confermata la sanzione per informazioni ingannevoli sull'origine, con forte richiamo all'italianità ma produzione extra-UE.

Normativa italiana ed europea

L'origine non preferenziale è disciplinata dal Regolamento UE 952/2013, che richiede l'ultima trasformazione sostanziale nel Paese d'origine. In Italia la Legge 350/2003 e il D.L. 135/2009 introducono obblighi di marcatura e sanzioni per l'uso improprio. Esistono norme specifiche per l'agroalimentare (Reg. UE 1151/2012) e il Made Green in Italy (Legge 221/2015).

Strumenti di tutela e certificazione

La tutela avviene su tre piani: civile (concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., inibitoria e risarcimento), penale (art. 517 c.p., art. 517-quater per il food, art. 474 c.p. sulla contraffazione) e amministrativo (AGCM e Codice del Consumo). La certificazione volontaria, come quella ITPI per il "100% Made in Italy", è oggi un elemento strategico. L'adozione di un passaporto digitale certificato da terzi (CSQA, DNV, TÜV, Bureau Veritas) garantisce tracciabilità e trasparenza: un approccio già adottato nel food, nell'arredamento e nell'automotive, cruciale per l'export verso mercati ad alta regolamentazione come USA, Emirati Arabi e Germania.

Considerazioni finali

Il rafforzamento della tutela richiede un sistema integrato di normative, certificazioni e controlli. In un contesto globale sempre più competitivo il valore aggiunto di un prodotto non si limita alla qualità estetica o funzionale, ma include tracciabilità, legalità e sostenibilità. Solo un sistema coordinato, in cui diritto e impresa agiscano in sinergia, potrà salvaguardare l'identità produttiva italiana e renderla sempre più riconoscibile e competitiva nel mondo.

Simone Facchinetti
Avv. Simone FacchinettiAvvocato cassazionista, fondatore di Facchinetti Studio Legale. Persone, famiglie e imprese dal 2001, tra Italia, Londra e Dubai.
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